Obesita' e stigma

L'influenza dello stigma basato sul peso nel mantenimento del peso perduto

A cura del Dr. Daniele Di Pauli

Nella gestione del sovrappeso e obesità il mantenimento del peso perduto rappresenta uno degli ostacoli maggiori.
Un recente studio di Rebecca Puhl e colleghi ha identificato un nuovo fattore implicato nel recupero del peso perduto esaminando il ruolo dello stigma basato sul peso come potenziale contributo.
I risultati del loro studio mostrano un peggiore mantenimento del peso perduto in chi interiorizza lo stigma basato sul peso.
Più che l'esperienza dello stigma in sè, scrivono gli autori, è la sua interiorizzazione (quando una persona pensa che gli stereotipi negativi siano veri e li applica a se stesso) che diviene una barriera al mantenimento del peso.
Lo studio si è concentrato su 549 persone che avevano perduto il 10% del loro peso l'anno precedente.
I soggetti sono stati divisi in due gruppi, uno comprendeva quelli che avevano recuperato il peso perduto (235) e l'altro quelli che lo avevano mantenuto (314).
Dai risultati è emerso che:
L'interiorizzazione dello stigma predice un peggiore mantenimento del peso perduto. Per ogni unità di stigma interiorizzato in più si riduce del 28% la capacità di mantenere il peso perduto.
Anche la percezione del proprio peso contribuisce alla capacità di mantenere il peso perduto. Questo significa che le persone che vedono il proprio peso più alto (indipendentemente dal proprio peso attuale) hanno un peggiore mantenimento del peso.
Trascurare i fattori psicosociali del vivere in una condizione di obesità, come lo stigma basato sul peso, non è di aiuto per evitare il recupero del peso dopo un calo ponderale.
I risultati di questo studio sottolineano il bisogno di ottenere una maggiore e più chiara comprensione del ruolo dello stigma basato sul peso (sia interiorizzato che vissuto).

Tratto da:
Ann Behav Med. 2017 Mar 1. 
The Role of Stigma in Weight Loss Maintenance Among U.S. Adults.
Puhl RM, Quinn DM, Weisz BM, Suh YJ

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I cinque aspetti fondamentali da considerare nella gestione della persona con obesità.

A cura del Dr. Daniele Di Pauli

P.e.S.O (Pregiudizio e Stigma verso l'Obesità)

Fonte dr. Arya Sharma, http://www.obesitynetwork.ca/5As_core_principles

Nella gestione della persona affetta da obesità il dr. Arya Sharma sottolinea 5 aspetti fondamentali che ogni professionista della salute dovrebbe considerare quando tratta questa condizione complessa e cronica.
1) L'obesità è una condizione cronica e spesso progressiva
2) La gestione dell'obesità non significa ridurre semplicemente un numero sulla bilancia
3) E' importante identificare i fattori coinvolti nell'aumento di peso e gli ostacoli che la persona incontra nel mantenere uno stile di vita salutare
4) Il successo varia da persona a persona
5) Il peso ragionevole (o Best Weight) che una persona raggiunge potrebbe non corrispondere mai al peso ideale

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1- L'obesità è una condizione cronica e progressiva.

Questo aspetto significa che l'obesità non è diversa da condizioni mediche come per esempio il diabete e/o l'ipertensione. Non si possono proporre soluzioni veloci, spesso estreme e rigide, focalizzate sulla massima perdita di peso. Tali soluzioni sono spesso accompagnate da recuperi di peso altrettanto veloci e da emozioni negative.
Bisogna ricordare che se il trattamento termina la persona recupera il peso perduto e, se non trattata, la condizione tende a peggiorare nel tempo. Il trattamento deve essere a lungo termine e puntare sulla modificazione dello stile di vita e non sui chilogrammi persi. Come per un bonsai la gestione del peso richiede costanza, impegno e cura (verso se stessi e verso la propria condizione). 
Inoltre è importante ricordare sempre che l'obesità è una malattia cronica e non una colpa o scelta della persona.

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2. La gestione del peso è focalizzata sul migliorare la salute e benessere della persona e non ridurre il numero sulla bilancia.

Questo punto significa che il successo nella gestione dell'obesità dovrebbe essere misurato nel miglioramento della salute e benessere piuttosto che sulla riduzione del peso. È noto che modeste perdite di peso (5-10%) possono portare a significativi miglioramenti della salute. Ecco perché bisognerebbe sostituire il termine dieta, che spesso evoca emozioni negative, con stile di vita. Brownell definisce lo stile di vita come qualcosa che non coincide con uno, due, tre aspetti della vita, ma è dato dalla somma di qualsiasi cosa riguarda il nostro modo di vivere; è la combinazione dei nostri pensieri, emozioni, comportamenti, valori, obiettivi e l'interazione tra noi stessi e l'ambiente. Quindi un approccio focalizzato sullo stile di vita enfatizza cambiamenti graduali, sostenibili e permanenti nell'alimentazione, attività fisica, modo di pensare ed emozioni. Un approccio basato sullo stile di vita sottolinea la necessità di un cambiamento a lungo termine, sposta l'attenzione dalla perdita di peso al mantenimento e porta il paziente da una non prevedibile modificazione del peso corporeo a un obiettivo più controllabile di modificazione dello stile di vita. In sintesi la differenza tra stile di vita sano e dieta è facile da spiegare. La dieta è il minor numero di calorie e aumento dell'attività fisica che il paziente può tollerare. Uno stile di vita sano e attivo è il minor numero di calorie e il massimo di attività fisica che il paziente può fare piacevolmente.

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Un tweet spiega cosa si intende per Stigma verso l'obesità

A cura del Dr. Daniele Di Pauli

P.e.S.O (Pregiudizio e Stigma verso l'Obesità)

L’obesity week in New Orleans ha avuto come ospiti due nomi importati nella ricerca e studio dell’obesità, la dr.ssa Sadaf Farooqi neuroscienziata dell’università di Cambridge e Kelly Brownell uno dei massimi esperti di obesità e promotore e autore di numerosi studi sullo stigma verso questa condizione cronica.
Un tweet da parte di un medico specializzato nella cura delle persone con obesità ha fatto scalpore in quanto rivolgendosi ai due relatori scrive: I nostri esperti di obesità. Siamo in buone mani.
Il sarcastico “siamo in buone mani” fa riferimento al peso dei due studiosi come se questo li rendesse meno capaci e credibili.
Questo tweet è una sintesi di una delle più grandi bugie che ruotano attorno all’obesità e cioè che sia causata da scarsa forza di volontà e quindi vista come un fallimento personale.
L’obesità è una condizione complessa causata da fattori ambientali, genetici, biologici, psicologici e culturali.
Il tweet del medico è uno dei tanti esempi di quello che viene definito stigma verso l’obesità.
Uno stigma che nasce dall’idea che il peso sia sotto il controllo e che se sei in una condizione di obesità è colpa tua.
Atteggiamenti negativi verso l’obesità e chi ne è affetto sono presenti negli adulti ma anche nei bambini già a partire dai tre anni e sono espressi da famigliari, amici, datori di lavoro, insegnanti e perfino nei professionisti della salute (anche in quelli specializzati nel trattamento dell’obesità).
A causa del peso le persone possono essere penalizzate in domini importanti della vita come lavoro, istruzione, assistenza sanitaria, tempo libero e relazioni interpersonali e aumentare la vulnerabilità a difficoltà psicologiche, comportamenti alimentari disfunzionali e rifiuto di chiedere un aiuto professionale.
Giudicare inadatta una persona basandosi solo sul peso è un pregiudizio e bisogna combattere l’obesità e non le persone affette da questa condizione.

Vox - Fat shaming, explained in one terrible tweet

Studi hanno dimostrato che le persone con obesità sono spesso oggetto di atteggiamenti discriminatori e stigmatizzanti dovuti al loro eccesso di peso. 
È noto ormai che le esperienze stigmatizzanti nei confronti del peso e della forma del corpo aumentano il rischio di sviluppare stati depressivi, ansia, scarsa autostima e danneggiano il benessere psicologico delle persone che ne sono affette.
Questi soggetti mostrano la tendenza ad interiorizzare lo stigma nei loro confronti e a peggiorare le loro condizioni di salute perché adottano con più frequenza comportamenti non salutari trascurando se stessi per non essere oggetto di critiche.

Una corretta informazione ha un impatto determinante nel consentire una maggiore comprensione di questo importante e diffuso problema di salute. 
A tal proposito l’AIDAP, Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso, ha messo a punto le "Linee Guida per descrivere le persone affette da Obesità nei mezzi di comunicazione di massa" con lo scopo di fornire informazioni accurate sul problema dell’obesità e sull'utilizzo di un linguaggio che possa aiutare a ridurre il pregiudizio sociale nei confronti dell’obesità, migliorando, indirettamente, la qualità della vita delle numerose persone che ne sono affette. 

Consulta le Linee Guida per descrivere le persone affette da Obesità nei mezzi di comunicazione di massa.

 

Gli effetti negativi dello stigma basato sul peso

A cura di Daniele di Pauli


L'obesità è una malattia cronica e complessa data dall'interazione di fattori genetici, metabolici e sociali.
Spesso però è vista come una colpa, e una scelta personale, dovuta a pigrizia, poca volontà e scarsa cura di se'.
Numerosi stereotipi descrivono le persone con obesità come pigre, sciatte, goffe, senza forza di volontà ecc.
Il peso diviene un lasciapassare che autorizza a prese in giro e generalizzazioni negative sulla persona.
È comune l'idea che un atteggiamento duro possa essere un potente motivatore al cambiamento, ma (come scritto più volte su questa pagina) è vero il contrario.
Lo studio di Puhl et all. (2016) offre una esaustiva fotografia degli effetti negativi che lo stigma basato sul peso può avere sulla salute fisica e psicologica di chi lo subisce [...].

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Contrastare lo stigma verso l’obesità nei media: Delle linee guida ci suggeriscono come.

A cura del Dr. Daniele di Pauli 

Pubblicato nel 2014 sul sito CIDO (Comitato Italiano per la Difesa dei Diritti delle persone con Obesità)
I media rappresentano un’importante e influente fonte di informazioni sull’obesità.
Il modo in cui l’obesità, la perdita e il mantenimento del peso perduto sono rappresentati, descritti e inquadrati dai media possono influenzare profondamente l’opinione pubblica e gli atteggiamenti verso questo importante problema di salute e verso le persone che ne sono affette.
A questo proposito, in collaborazione con l’Obesity Action Coalition (OAC) e The Obesity Society (TOS), il Rudd Center for Food Policy and Obesity (http://www.yaleruddcenter.org/) ha rilasciato le linee guida con lo scopo di educare i media su come discutere e informare in modo appropriato rispetto al tema dell'obesità.
Tale esigenza nasce dai risultati di diversi lavori che hanno evidenziato come i media siano tra le principali fonti di stigma verso chi è in una condizione di obesità.
In genere le persone con obesità sono rappresentate in maniera stereotipata, per esempio con foto che non mostrano il volto (dalle spalle in giù), da angolazioni poco lusinghiere (addome, glutei) o in atteggiamenti stereotipati (es. mangiare cibo spazzatura e/o impegnati in attività sedentarie). [...]

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8 strategie per aiutare i professionisti della salute a ridurre lo stigma e migliorare la relazione con il paziente affetto da obesità.

A cura del Dr. Daniele Di Pauli

P.e.S.O (Pregiudizio e Stigma verso l’Obesità)
La ricerca ha ampiamente documentato come i professionisti della salute, anche chi lavora nel campo dell’obesità e disturbi del comportamento alimentare, non sono immuni da atteggiamenti negativi verso l’obesità.
Questo potrebbe portare la persona con obesità a disinvestire nel progetto di miglioramento del proprio stile di vita a causa della vergogna e timore di subire comportamenti irrispettosi, evitando o ritardando visite mediche e sviluppando un atteggiamento di sfiducia verso il sistema sanitario.
Di seguito 8 strategie specifiche che possono aiutare i professionisti della salute a evitare le trappole dello stigma ponderale e migliorare (se necessario) i propri atteggiamenti verso la persona con obesità:
1. Riconoscere la complessa eziologia dell’obesità e i contributi della genetica, biologia, influenze socioculturali e comportamenti individuali.
2. Tenere presente che molte persone con obesità hanno cercato di perdere peso ripetutamente.
3. Considerare che il paziente potrebbe avere avuto precedenti esperienze negative col professionista della salute e quindi approcciarsi con sensibilità ed empatia.
4. Enfatizzare l’importanza di cambiamenti comportamentali e non focalizzarsi solo sul peso perduto come obiettivo.
5. Essere consapevoli della difficoltà a modificare lo stile di vita.
6. Riconoscere che modeste perdite di peso possono portare a significativi miglioramenti della salute.
7. Esplorare tutte le cause del problema presentato e non soffermarsi solo sul peso
8. Offrire indicazioni concrete e non limitarsi a dire “ lei ha bisogno di perdere peso”.

Referenze:
www.ruddcenter.org
www.obesity.org

Sharon M. Fruh et al., Obesity Stigma and Bias, JNP, Volume 12, Issue 7, July/August 2016



Gli effetti negativi dello stigma basato sul peso

A cura del Dr. Daniele Di Pauli

P.e.S.O (Pregiudizio e Stigma verso l’Obesità)
L'obesità è una malattia cronica e complessa data dall'interazione di fattori genetici, metabolici e sociali.
Spesso però è vista come una colpa, e una scelta personale, dovuta a pigrizia, poca volontà e scarsa cura di se'.
Numerosi stereotipi descrivono le persone con obesità come pigre, sciatte, goffe, senza forza di volontà ecc.
Il peso diviene un lasciapassare che autorizza a prese in giro e generalizzazioni negative sulla persona.
È comune l'idea che un atteggiamento duro possa essere un potente motivatore al cambiamento, ma (come scritto più volte su questa pagina) è vero il contrario.
Lo schema riportato da Puhl et all. (2016) offre una esaustiva fotografia degli effetti negativi che lo stigma basato sul peso può avere sulla salute fisica e psicologica di chi lo subisce.
A livello psicologico lo stigma basato sul peso aumenta la vulnerabilità a depressione, ansia, bassa autostima, povera immagine corporea, disturbo alimentare, abuso di sostanze e suicidalità.
A livello fisiologico è stata trovata un'associazione tra stigma basato sul peso e aumento del cortisolo (ormone dello stress) e aumento della pressione sanguigna.
Un altro effetto è sul comportamento alimentare dove la persona può rispondere allo stigma ponderale, per esempio,aumentando l'introito calorico, abbuffandosi, controllando il peso in modo disfunzionale, evitando l'attività fisica.
Anche la qualità di cura può essere influenzata negativamente dallo stigma basato sul peso.
Diversi studi hanno evidenziato come i professionisti della salute, anche quelli che si occupano di obesità e disturbi del comportamento alimentare, non sono immuni da atteggiamenti negativi basati sul peso.
Questo può tradursi in meno tempo dedicato al paziente e/o un atteggiamento colpevolizzante e giudicante che può fare sentire il paziente non capito e accolto.
Le conseguenze possono essere quello di un minore utilizzo delle strutture sanitarie da parte della persona con obesità, ritardare o cancellare appuntamenti e, soprattutto per le donne, non sottoporsi a importanti esami di prevenzione.
Tutte queste conseguenze contribuiscono a mantenere e/o peggiorare nel tempo la condizione di obesità.
Lo stigma basato sul peso è uno degli aspetti più invalidanti, e meno conosciuti, dell'obesità.
Gli effetti sono molteplici e dannosi e spesso sono ferite che rimangono nel tempo indipendentemente dal peso della persona.
Conoscere l'obesità significa entrare, senza pregiudizio, nella sua complessità e capire il peso "e non parliamo di chilogrammi" che spesso devono portare le persone che ne sono affette giudicate colpevoli e non affette da una malattia cronica, multifattoriale e invalidante.

 

Stigma basato sul peso e aumentato rischio di mortalità

A cura del Dr. Daniele Di Pauli

La discriminazione basata sul peso è un'esperienza stressante che può avere effetti negativi sulla salute fisica e psicologica della persona.
La dr.ssa Angelina Sutin e i suoi collaboratori hanno pubblicato lo scorso anno uno studio, condotto su circa 18800 soggetti, i cui risultati hanno evidenziato una correlazione tra stigma ponderale e mortalità.
Infatti i ricercatori hanno trovato che lo stigma basato sul peso era associato a un aumento del rischio di mortalità di circa il 60% tra i partecipanti.
Questo studio rimarca la pericolosità della discriminazione ponderale che risulta più pericolosa del peso stesso.
L'esatto meccanismo attraverso il quale la discriminazione ponderale contribuisce alla mortalità non è chiaro.
Ciò che è sempre più evidente però è che, erroneamente da quanto si creda, lo stigma basato sul peso non solo non aiuta le persone, ma aumenta i rischi legati alla salute e sembra essere più pericoloso del peso che indica la bilancia.

Bibliografia
Weight Discrimination and Risk of Mortality. Sutin AR, Stephan Y, Terracciano A. Psychol Sci. 2015 Nov;26(11):1803-11. doi: 10.1177/0956797615601103. Epub 2015 Sep 29.

 
 
 
 

 
 
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